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Simbolo ulivo  Caro Sindaco le scriviamo questa lettera per ricordarle che anche il Partito dei Comunisti Italiani di Apricena, fa parte della coalizione Ulivo per Apricena, (DS, Margerita, IDV, Socialisti, Ass. Berlinguer, PdCI) che di fatto governa la nostra cittadina. Purtroppo noi del PdCI (non per colpa dell’attuale classe dirigente) non abbiamo nessun esponente nel consiglio comunale ;di conseguenza abbiamo difficoltà ad essere partecipi alla vita politica Apricenese. Come sicuramente lei ricorda, noi insieme alle altre forze della coalizione di maggioranza eravamo convenuti alla decisione di incontrarci con cadenza mensile per discutere dei problemi, di programma e delle prospettive di Apricena,ma dobbiamo constatare il fatto che è ormai molto tempo che di questi incontri non si vede nemmeno l’ombra. Queste riunioni per noi erano molto importanti perché ci permettevano: di essere sempre aggiornati sui lavori della giunta e comunque partecipi alle decisioni:poi noi avevamo la possibilità di dare delle risposte ai cittadini e in particolare ai nostri tesserati sulle problematiche che interessano Apricena. Ora purtroppo non siamo in grado di dare risposte alle domande semplici come per esempio Perché la raccolta differenziata va a rilento? e perché non riesce a partire una raccolta porta a porta? S.Marco in Lamis e S.Paolo Civitate appartengono al nostro stesso ATO (FG1) e pure la raccolta porta a porta è partita , anche con ottimi risultati. Per colpa di questi ritardi gli apricenesi sono costretti a pagare un ecotassa di 15 euro a tonnellata di rifiuti prodotti. Perchè il piano regolatore generale ormai approvato da un anno non riesce a sbloccarsi? Le uniche zone edificabili paradossalmente sbloccate sono “teoricamente” rischiose visto che sono contigue al canale Vallone (via S. Pellico e via San Nazario ) Perché non riesce a partire il programma di manutenzione e messa in sicurezza del Cimitero, dove ci hanno fatto notare che ci sono zone “poco curate”? Poi c’è il programma amministrativo, dove ci sono voci al quanto fantasiose come: Attivazione del centro direzionale del marmo, ampliamento della zona artigianale esistente, pavimentazione in pietra di via Roma, realizzazione nuova circonvallazione via San Severo-provinciale per Poggio Imperiale, tassa su estrazione della pietra, e come canta Gaber in una sua famosa canzone (Qualcuno era comunista) eccetera, eccetera, eccetera. Noi siamo consapevoli delle difficoltà che lei e l’intera giunta avete nel governare Apricena visto la crisi, che ha colpito inevitabilmente anche il comune e i ripetuti tagli del governo centrale, ma non riusciamo a capire le motivazione che la spingono a non rispettare gli accordi, accordi presi tra uomini. Noi del PdCI di Apricena , prendiamo atto di tale situazione che si è venuta a creare, e visto che a differenza di altri partiti, per costituzione genetica, non siamo disposti a fare le comparse, umilmente facciamo un passo indietro e ci tiriamo fuori dalla coalizione “Ulivo per Apricena”. Il nostro paese, a differenza di quello che qualcuno vuol far credere, ha dei problemi e noi vogliamo dare il nostro contributo per risolvervi, utilizzando il dialogo e il confronto politico,ma prima di tutto c’e bisogno del giusto rispetto tra tutte le forze politiche.

Distinti saluti

 

Apricena 03-12-2009

 

                                                                                               Partito dei Comunisti Italiani di Apricena

                                                                                                                Sez. Giuseppe Di Vittorio

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Migliaia di agricoltori organizzati dalla CIA-Confederazione Italiana Agricoltori a bordo dei loro mezzi, lungo le principali arterie del Paese denunciano, in concomitanza dei periodi di raccolta, il continuo levitare dei costi di produzione agricola a fronte del costante decremento dei prezzi di vendita dei prodotti.

                Conseguenza della innegabile contrazione dei redditi, denuncia la categoria, è l’ulteriore ridursi delle quantità di produzione vendibile e del valore aggiunto ricavabile.

Al netto delle gravi speculazioni parassitarie gravanti sulla lunga filiera agroalimentare, che se pure originano dal basso prezzo sui campi, dispiegano i loro reali effetti nefasti sui prezzi al consumo.

                La generale situazione di difficoltà, denunciano gli agricoltori, è infine aggravata dall’ulteriore furto di valore aggiunto compiuto alla distribuzione, da prodotti alimentari provenienti dai più diversi paesi o contraffatti, fraudolentemente offerti come italiani.

 

Una condizione che espropria l’agricoltore da qualsivoglia ruolo nella determinazione del prezzo di vendita dei prodotti, ancor meno nel processo di trasformazione agro-industrale  in cibo l’acquirente.

                Questa mortificazione del valore dei lavori esercitati in agricoltura, che crea tensioni sociali rilevanti, è scarsamente esplicita nelle piattaforme della categoria.

A leggerle queste piattaforme sostanzialmente uguali, distinte solo nelle procedure di mobilitazione con più consistente Coldiretti, espongono un unico reale obiettivo: l’intervento finanziario pubblico in agricoltura.

Alle competenze di Regioni, Ministeri, Governo nazionale e Comunità Europea è chiesto: incremento finanziario del Fondo nazionale di solidarietà; invarianza della pressione fiscale, sgravi e incentivi tributari e contributivi; eliminazione di accise ed Iva su gasolio agricolo; proroga delle agevolazioni contributive; ripristino dei finanziamenti dei contratti di filiera; la chiusura dei corridoi verdi che consentono l’importazione di ortofrutta, olio, vino, latte; il ripristino dei dazi sul grano duro; erogazione di aiuti di Stato fino a 15mila euro per azienda, ecc. ecc.

                Più  precisi gli intenti imprenditoriali di Confagricoltura, nel realizzare più consistenti livelli di concentrazione - possesso delle aree coltivabili, in presenza dell’oggettiva crisi di conduzione attraversata delle aziende di piccola dimensione ed a conduzione familiare.

E’ rivendicato infatti, il rinnovo del pacchetto di agevolazioni fiscali per l’acquisto e l’ampliamento della proprietà coltivatrice e per gli allevatori che acquistino quote latte; nonché aiuti  supplementari per i bieticoltori che intendano diversificare le loro attività produttive e nuovi crediti all’export.

Per tutti rimane valida ,infine, la perorazione a sospendere le procedure di riscossione dei vecchi crediti e la contestuale richiesta di accesso a nuovi crediti a tassi agevolati, ecc. ecc. ecc..

                Poco o null’altro sembrerebbe rimanere, nelle mobilitazioni di questi giorni, delle altre rilevanti problematiche caratterizzanti questo primario comparto dell’economia nazionale e mondiale, oltre alle declaratorie di principio, sull’indiscutibile contributo offerto alla manutenzione dei complessi ecosistemi ambientali coinvolti e delle specie più particolari della fauna e della flora.

Oltre l’assieme di interessi a mantenere inalterati e protetti i luoghi produttivi dell’agri-turismo e delle particolarità della produzione agricola familiare, specialmente per le preziose nicchie di prodotti e metodi di conservazione della profonda tradizione contadina.

                C’è invece, un’altrettanto rilevantissima questione, tanto macroscopica quanto colpevolmente sottaciuta dalle più parti in causa, che sintetizzo nel modernissimo logo antico de: “ il proletariato non ha nazione”.

                Nessun altro comparto dell’economia globale come quello agricolo, infatti, rende evidenti in forme così dirette ed esplicite, tutti i fenomeni di depressione salariale e di distruzione del mercato del lavoro in atto, sia nei paesi avanzati come il nostro, sia in quelli non sviluppati e da cui ci si vorrebbe addirittura difendere, con indecenti rivendicazioni protezioniste e di respingimento di uomini e prodotti alimentari.

                Le forme materiali ed immateriali con cui si è andata estendendo la povertà, ulteriormente precipitate in questi ultimi decenni, sono state tanto irrompenti e pervasive da costringerci oggi, ad interrogarci sul destino dell’umanità, banalmente intesa come sostantivo contrapposto alla disumanità.

                Per la grande maggioranza dei lavoratori dipendenti addetti all’agro-industria questa condizione è una realtà incontestabile, sia laddove essi producono alimenti per i ricchi di altri paese e non hanno di che mangiare, sia in Italia dove permangono sacche di consuetudini all’ illegalità diffusa: dal caporale-collocatore al sottosalario strutturale a connotazioni neo-schiavistiche per lavoratori comunitari o extra-comunitari che siano. Accanto a vaste aree di produzione ortofrutticola, vessate da una lunga filiera di intermediazioni commerciali ad altissimo tasso criminale.

                Alcuni esempi possono meglio far comprendere il valore delle questioni in gioco.

Il primo, non proveniente dal terzo mondo, è dato da un recente studio del sindacato dei lavoratori agricoli degli Stati Uniti, l’ United Farm Workers.

Ogni mela prodotta negli Usa viene tagliata a fette, venduta e mangiata da tutti tranne coloro che la coltivano, sicché per 1 dollaro incassato dalle mele, 4 centesimi di dollaro vanno al lavoratore; 7 centesimi all’agricoltore; 21 centesimi al grossista ed al trasportatore; 68 centesimi vanno al distributore che di solito si chiama Wal-Mart o Safeway.

                Il secondo viene dall’antica sapienza contadina delle terra della Puglia dell’olivo.

Fino a qualche decennio fa il prezzo di un chilo di olio era considerato equo, se uguale a quello di un chilo di carne bovina ed a quello di un chilo di formaggio pecorino.

Oggi sono evidenti le differenze di prezzo al consumo tra questi prodotti ed il prezzo corrente dell’olio d’oliva, oggetto e soggetto di  pesanti speculazioni multinazionali, compiute dal cartello delle tre aziende italiane leader nel settore. Altrettanto nota è la cronaca quotidiana su chi sono, da dove vengono, dove e come vive, la stragrande parte dell’umanità addetta alla raccolta di questi prodotti.

                Dobbiamo dunque, immediatamente riprendere, noi Comunisti Italiani anche nella Federazione della Sinistra, un lungo lavoro di rilettura politica dei rapporti sociali e di produzione esistenti, nelle differenti zone agricole del Paese.

                E’ necessario ricomporre fattori generali e fattori specifici territoriali, in una piattaforma politica, sociale e rivendicativa, sostenibile per parti da tutti i soggetti attivi della produzione agro-alimentare.

                E forse, proprio a partire dalle attuali rivendicazioni degli agricoltori e dei lavoratori per conseguire il giusto riconoscimento all’equità sociale, vanno poste le questioni del reddito d’impresa e del reddito da lavoro dipendente affinchè entrambi operino a garantire sia l’affermazione dei diritti al lavoro che quelli relativi alla qualità, sicurezza, salubrità e fruibilità a tutti, di prodotti e cibi.

News Comitato Regionale
Scritto da Franco De Mario   
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In data 5 Dicembre noi dei Comunisti Italiani di Apricena parteciperemo alla manifestazione nazionale (No Berlusconi Day) che si terrà a Roma per chiedere le dimissioni del Ministro del Consiglio… e queste sono le nostre motivazioni:
- Iniziando dai tagli all’istruzione pari a 7,8 miliardi di euro ed un taglio di 87.341 docenti nel triennio 2009-2012 e di 44.500 lavoratori ATA.
- Inoltre il governo ha gestito la crisi attuando solo spot pubblicitari senza intervenire realmente sul problema, senza creare ammortizzatori sociali, senza bloccare i licenziamenti, senza sostenere i redditi delle famiglie, senza aiutare le medie e piccole imprese, aiutando invece le banche che hanno creato questa crisi. Ma a loro è sembrato giusto prenderci in giro con la Social Card che è stata pronunciata come trionfante invece è stata un fallimento infatti su 1,3 milioni di aventi diritto solo 520.000 hanno presentato domanda. Di questi solo 330.000 sono state accettate e di queste distribuite solo 200.000 sono state attivate.
- Ci hanno provato anche con il Lodo Alfano che dopo un Referendum e varie manifestazioni il 7 Ottobre 2009 è stato bocciato dalla Corte Costituzionale che l’ha decretato incostituzionale perché ha violato l’art. 3 e l’art. 138 e Berlusconi come al solito ha risposto alla sentenza dicendo che i giudici sono comunisti!
- Ma tutte queste manovre non bastavano a questo governo per portare l’Italia in un baratro senza fine, ci voleva anche la riforma dei processi per permettere a Berlusconi di non andare in galera e congelare tutti i suoi processi in corso.
-Infine sapevate che questo Governo ha speso 14 miliardi di euro (28.000 miliardi di lire) per comprare 131 cacciabombardieri F-35 Jsf,. Il tutto approvato in tempi record, inoltre il Generale Fabio Mini dice che gli F-35 devono essere affiancati dai caccia F-22 RAPTOR che l’Italia non ha e che evidentemente dovrà acquistare dagli USA.
Ora ci chiediamo e vi chiediamo quanto si poteva fare con tutti questi soldi?
Secondo noi molte case in Abruzzo potevano essere costruite?
Quanti aiuti e ammortizzatori sociali potevano essere investiti per le famiglie?
Quante piccole imprese potevano essere aiutate?
Quante risorse potevano essere investite nella scuola pubblica?
Quante risorse potevano essere investite nella giustizia e Pubblica sicurezza?
Quante risorse potevano essere investiti per mettere in sicurezza il territorio italiano ?
Italiani aprite gli occhi!
www.comunistidiapricena.it
Di Pdci Apricena - Scrivi un commento
Una delegazione del Partito dei Comunisti Italiani, composta dal Segretario Regionale Giuseppe Merico e dal responsabile regionale degli enti locali Franco De Mario, ha incontrato il Presidente della Regione Puglia Vendola, aderendo alla sua richiesta.

  Nel lungo incontro franco e cordiale, abbiamo avuto modo di ribadire il nostro giudizio critico sui cinque anni di governo della Regione Puglia. Un giudizio che certamente non sottovaluta le cose positive che pure sono state fatte e le difficoltà dovute anche alle condizioni di partenza. 

  Quel ch’è mancato é il segnale forte di discontinuità nei metodi di governo e nella gestione delle risorse pubbliche. L’esperienza è stata segnata da una torsione presidenzialista della gestione, mediata in una logica di potere essenzialmente col PD. 

 
  E’ venuta meno ogni pratica di coalizione, per questo oggi è divisa, ed è stata mortificata la Politica ed il ruolo dei partiti.  


In questo quadro, riteniamo sbagliato ridurre l’emergere della questione morale in Puglia a comportamenti errati di singoli: vi è, a nostro avviso, una responsabilità collettiva dell’esecutivo e del suo Presidente, dovuta alla incapacità di svoltare rispetto al passato, tagliando col sistema di potere alimentato dalla cattiva spesa pubblica e con gli uomini che lo rappresentavano.

  La mancata attribuzione delle deleghe alle Province delle attività di gestione, la mancata riforma dei consorzi di bonifica, degli IACP, degli IPAB, il loro procrastinato commissariamento, negando una gestione democratica, il valzer delle nomine nei diversi enti a partire dalle USL, tutte queste cose ci dicono che la questione morale è pure il frutto del precipitato di una questione democratica di cui la “solitudine” del Presidente è anche causa. 

  Alla riflessione serie e approfondita di cui vi era e v’è bisogno, purtroppo finora il Presidente Vendola ed il PD hanno preferito la mera tattica politica. Anziché riscoprire le ragioni della vittoria e dell’alleanza di cinque anni fa per rilanciarle, correggendo gli errori fatti, si è perseguito sfacciatamente l’obiettivo di scaricare RC e PDCI per aprire a UDC e a IO SUD, senza alcun risultato.

  Oggi, al tardivo tentativo di riaprire un dialogo, non rispondiamo col risentimento. Ma è del tutto evidente che una possibile alleanza col centro sinistra da parte nostra deve prevedere alcuni punti fermi:

1) Non siamo disponibile all’alleanza con formazioni e movimenti sfacciatamente di destra, né a concorrere ad agitare strumentalmente la questione meridionale per giustificarla, né siamo disponibili ad alimentare fenomeni di trasformismo: non ci si può alleare con chi sino ieri era leader del polo in Puglia.

2) Il centro sinistra non può accusare Berlusconi di essere un monarca e poi praticare gli stessi medoti alla regione e negli enti locali, contribuendo a distruggere una cultura e una pratica politica democratica e di comunità che dovremmo essere impegnati a ricostruire.

3) E intollerabile che chi ci propone oggi di allearci nuovamente, dopo averci considerato l’agnello sacrificale per una mendicata nuova alleanza con UDC e IO SUD, continui a svolgere una operazione disonesta di denigrazione presentandoci come una forza incapace di assumere responsabilità di governo dopo averci unilateralmente escluso.


Si sappia che non siamo disponibili a regredire rispetto ad una cultura e una pratica realmente riformatrice che è nella storia dei comunisti italiani.

  Ora, sulle questione innanzi indicate, e che abbiamo prospettato al Presidente Vendola, ci aspettiamo segnali chiari ed inequivocabili, innanzitutto dal PD. 

  Se queste risposte ci fossero, il terreno del confronto programmatico deve avere al centro la rigorosa qualificazione della spesa pubblica, nel mezzogiorno purtroppo sempre utilizzata dai diversi governanti per alimentare il sistema di potere più che per cambiare le sue condizione materiali e che, per la sua rilevanza, finisce per condizionare la stesa vita democratica. 

  Infine, riteniamo necessario per dare credibilità ad un rinnovato impegno, un rinnovamento della classe dirigente, a partire dalla leadership.

Chi siamo

  • : Pdci Apricena
  • : 10/03/2009
  • : Blog a cura del PdCI di Apricena. Via A.Diaz,43 71011 Apricena (FG) http://www.comunistidiapricena.it/
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