Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984) è stato un politico italiano. Fu segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte.
Eletto per la prima volta deputato nel 1968, per il collegio elettorale di Roma, si fece portavoce della corrente progressista e popolare del partito. Nominato, nel corso del XII congresso, vice-segretario nazionale (durante la segreteria di Luigi Longo), guidò nel 1969 una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica (fonte massima degli indirizzi dell'Internazionale comunista), a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale.
La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca [2], rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Brežnev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia (che definì espressivamente la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura.
Nel 1970 Berlinguer proclamò un altrettanto inattesa apertura verso il mondo dell'industria, rappresentativo peraltro sia di istanze politiche conservatrici che del "club dei capitalisti"[senza fonte]: dichiarando che il PCI guardava con favore ad un nuovo modello di sviluppo, inseriva il partito in un dibattito politico-economico fino ad allora considerato tabù per i comunisti.
Intervista a Berlinguer di Eugenio Scalfari,nel 1981,
La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.
Norberto Bobbio: "Caratteristica fondamentale di Enrico Berlinguer è stata, a mio avviso, quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica italiana. Penso alla vanità, all'esibizionismo, all'arroganza, al desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del 'mestiere', della professione del politico"
“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese." (Indro Montanelli)
Onorevole Berlinguer, ma qual e' il suo peggior difetto?
Forse una certa spigolosita' del carattere
E la qualita' a cui è più affezionato?
Quella di essere rimasto fedele agli ideali di gioventù
E la cosa che le da' piu' fastidio sentir dire di lei?
Che sarei triste, perche' non e' vero.
dall'intervista a Mixer, aprile 1983
Una rete di spionaggio del Kgb aveva il compito di screditare il segretario del Pci negli anni '70
ROMA - Ai suoi, parlando in libertà, Enrico Berlinguer non lo nascondeva: "Mi fido dei sovietici - diceva con il mezzo sorriso di tante istantanee - esattamente quanto mi fido degli americani...". A quindici anni dalla sua morte, una prima assoluta certezza emerge dalle carte del Kgb sull'Italia: a Mosca era da sempre stata ricambiata, la diffidenza del segretario. Di più: aveva innescato una guerra segreta. Almeno da metà anni '70, i servizi sovietici furono messi al lavoro "contro la dirigenza del Pci e l' eurocomunismo". Contro Berlinguer, in particolare, fu "studiato un piano" per "comprometterlo", raccogliendo materiale sulle proprietà ereditate dal segretario del Pci: "Possedeva un pezzo di terra in Sardegna - recita il rapporto Impedian 130 - ed era stato coinvolto in un affare equivoco relativo ad intrighi edilizi per decine di miliardi"
Nel novembre 1980 lanciò la proposta del governo delle sinistre, aperto ai laici e ai cattolici progressisti, ma i rapporti con il partito socialista andarono sempre più deteriorandosi. Condusse poi una dura opposizione al pentapartito guidato da Craxi, specie sui decreti economici e per la riduzione dei meccanismi salariali della scala mobile. Su questi temi lanciò la proposta di un referendum popolare, che sancì la sconfitta del PCI e la frattura non solo all'interno della sinistra ma anche nelle stesse organizzazioni sindacali (1984).
Alla sconfitta della sua proposta politica sul piano interno (compromesso storico) corrispose, sul piano internazionale, il venir meno delle aspettative dell'eurocomunismo in seguito al declino del partito comunista francese e di quello spagnolo. Colto da malore mentre teneva un comizio a Padova nel corso della campagna per le elezioni europee, Berlinguer morì poco dopo.